06 Jun 2016

Un nuovo allarme sta scuotendo in queste settimane la Cina e con essa il mondo intero. A destare preoccupazione, questa volta, oltre all’ormai risaputo inquinamento atmosferico, è l’inquinamento riscontrato nelle acque del sottosuolo, in particolare nelle pianure orientali del Paese.

Secondo un recente rapporto del Ministero delle Risorse idriche cinese, infatti, oltre l’80% delle acque di falda – usate da imprese agricole, fabbriche e famiglie rurali – risulterebbe non potabile poiché inquinato, in particolare da nitrati, metalli pesanti e altri agenti altamente tossici. Su 2.013 pozzi monitorati da Pechino solo il 33% è stato classificato come idoneo “per uso agricolo e industriale”, mentre quasi la metà degli impianti (il 47% dei pozzi) non è adatto a consumo umano di alcun tipo.

Per far fronte a questa grave situazione di emergenza, che riguarda le acque prelevate da pozzi poco profondi, il governo cinese ha già presentato nel 2015 un progetto molto ambizioso per il miglioramento dell’acque in soli 5 anni, e in questi giorni ha cercato di rassicurare i cittadini sul grado di purezza dell’acqua potabile, definita generalmente “buona” in quanto prelevata più in profondità rispetto ai campioni usati per la ricerca.

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